Se volete che vostro figlio sia intelligente raccontategli una fiaba. Se volete che sia molto intelligente, raccontategliene di più (Albert Einstein)

Il gioco del travestimento è qualcosa di speciale nel gioco simbolico. E’ il gioco del sé, forse meglio è il sé che gioca. Si è, non si è più per poi riapparire e ritrovarsi. E’ la capacità che i bambini acquisiscono di giocare con la propria immagine e la propria identità, cogliendo della realtà gli elementi che rendono ogni oggetto, ogni personaggio unico: ne colgono l’essenzialità e con essa si travestono.Al bambino basta un mantello, un pezzo di stoffa preziosa, un guanto, un cappello per caratterizzarsi, per divenire, attraverso questa sorta di “oggetto transizionale”, quel personaggio che tale oggetto caratterizza (es. corona per il re). Questa trasformazione dà l’avvio allo svolgimento di una narrazione-rappresentazione che prende luogo da quei personaggi e che spazia negli ampi perimetri della fantasia. Si può sostenere che nei giochi di personificazione compare e viene simbolizzato l’universo infantile: le figure e i personaggi che possono riguardare il quotidiano reale o virtuale (televisione, fiabe, etc.) o le figure fantastiche che riflettono principalmente i vissuti relativi alla maturazione del mondo pulsionale. Un gioco di trasformazione dove ciò che conta non è l’apparire, il sembrare agli altri (tipico del travestimento negli adulti) ma è l’essere.


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